“Ogni neonato che aiutiamo a venire al mondo con dolcezza, ogni neonato che allattiamo, ogni madre che proteggiamo, sosteniamo, onoriamo,

è un passo avanti verso una società globale sana e in pace.” Ibu RobinLim

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mercoledì 25 luglio 2012

Dentro e Fuori dal Nido


Sono sotto l’ombrellone e li osservo.
I miei figli. (Quasi) 11 e 6 anni. Abbasso un po’ lo sguardo e osservo anche l’ultimo arrivo, ancora racchiuso nel mio grembo, poche settimane prima della sua nascita.
Uno è dentro, gli altri sono fuori. Da me, dal mio corpo.
Uno necessita del massimo contenimento possibile. Avvolto completamente dalle mie viscere, vive solo grazie al cibo e all’aria che mi attraversano. E’ totalmente dipendente da me. Da chi si mette al servizio della Vita affinchè il Miracolo possa compiersi ancora una volta. 
Gli altri vivono indipendentemente da me. Mangiano, respirano, si muovono autonomamente. La loro vita non dipende dalla mia. Per loro non sono “assolutamente indispensabile”.  Forse. Fino ad un certo punto almeno....
Ed è così che mi trovo a vivere un’estate di dinamiche davvero complesse e nello stesso tempo paradossalmente intrecciate l’una con l’altra.
Da un lato la gravidanza.
Il massimo contenimento. Protezione, massima responsabilità, accettazione totale, completo dono di se stesse. Fare spazio, estrema modificazione di sè.  In una parola: ACCOGLIENZA
E mi viene in mente l’immagine del cerchio che avvolge. Un abbraccio che contiene, ampio, morbido, ma che deve allargarsi sempre di più, e che pur rimanendo ancora chiuso, con le mani serrate, lascia spazio anche all’altro. Ogni giorno sempre più. E penso a quanta poca importanza la nostra cultura dà a questo abbraccio, a questo atteggiamento di accoglienza, a questo contenimento, privando il nascituro di un tale carico positivo, in nome di una gestazione che non si deve notare, che non deve disturbare e modificare troppo.
Dall’altro lato, la pubertà. La preadolescenza.
Due estremi apparentemente opposti. quasi una generazione a dividerli. Apparentemente.
Se osservo il mio ragazzo, infatti, vedo un ometto alto quasi come me, con un numero di piede più grande del mio e con il corpo in subbuglio. E vedo appunto un ragazzino pronto a lasciare il nido. Ad uscire dal pancione.
Già. Perchè in fondo la dinamica della gestazione e della “esogestazione” (i primi nove mesi di vita del bambino fuori dal corpo materno) si ripropone più e più volte nel corso della vita. Ed è così che ora vedo il mio ragazzo quasi pronto per attraversare un nuovo “canale del parto” che lo farà nascere ancora una volta. Non più solo fuori dal corpo della mamma, ma anche un passo fuori dal nido della mamma! Un passo che lo porterà a sperimentarsi nei primi voli da “uccellino quasi adulto”.
Ed è così che dopo l’ACCOGLIENZA, si sperimenta l’arte del “LASCIARE ANDARE”  e dello “SPINGERE FUORI”.
Dinamiche opposte, ma in fondo, due facce della stessa medaglia.
Posso lasciare andare solo ciò che ho precedentemente accolto e trattenuto.
Posso permettermi di “spingere fuori” senza sensi di colpa o senza paura di sbagliare, solo coloro a cui so di aver donato tutti gli strumenti necessari per poter volare in completa sicurezza. E loro possono desiderare vivere una vita nuova solo quando si sentono sicuri di poterlo fare con serenità ed equilibrio. Solo quando hanno sotto le ali un bagaglio di affetto e sicurezza accuratamente predisposto nei periodi precedenti. E solo quando sanno... di poter comunque fare ancora, qualche volta, ritorno al loro nido sicuro!
E solo il sottile istinto di mamma è in grado di percepire quando è davvero arrivato il momento giusto. La mamma per prima percepisce i segnali che la Natura invia al corpo suo e dei suoi figli, lei per prima comprende a quale stadio di sviluppo la famiglia è arrivata. Lei conosce se stessa e i suoi figli meglio di chiunque altro.
Sempre che glielo si permetta. Sempre che le si garantisca piena fiducia nelle sue competenze.
Lei sa quando è arrivato il momento di partorire. Lei sa quando deve spingere fuori dal proprio corpo il corpo del suo bambino. Lei sa come accogliere, accudire o lasciare andare il proprio bambino.  Sia che esso sia neonato, che abbia 6 mesi o un anno, sia che ne abbia 5 o 11.
Una mamma lo sa.  E lo sa molto prima dei padri, dei medici, delle nonne o delle amiche...
Ed è così che saprà sempre orientarsi in questa altalena di dinamiche “dentro e fuori” e di “accoglienza e spinta”.
Ed eccomi, sotto l’ombrellone, a far sentire la mia voce di “mamma che sa” (o almeno che ci prova!!!) superando quella titubante di nonna e papà, forzando il mio uccellino più grande ad uscire dal nido! 
“sì, sei pronto! puoi andare! hai tutto quello che ti serve. mamma e papà ti hanno dato tutto. supera la tua paura. abbi fiducia. Vai! ... vai in vacanza con l’oratorio da solo! gestisci il tuo corpo, i tuoi oggetti, le tue emozioni, le tue relazioni. Vola da solo per una settimana. Quando tornerai il tuo nido sarà ancora qui per accoglierti di nuovo. Ma solo per il tempo di caricare di nuovo le energie e le valigie, subito pronto per il tuo prossimo stupendo volo!”
E allo stesso modo sento quella stessa mia voce anche oggi, a pochi giorni dall’imminente parto. Parlo a me stessa e all’uccellino che è dentro di me:
“sì, siamo pronti! possiamo andare! puoi uscire e io posso lasciarti andare. abbiamo tutto quello che ci serve. superiamo le nostre paure e abbiamo fiducia! Andiamo! affrontiamo la paura di volare e lasciamo questo nido. ormai troppo scomodo per entrambi. vola mio uccellino! è già pronto un nuovo nido per te. l’abbraccio chiuso del mio ventre si trasformerà in quell’abbraccio semi aperto che ti permetterà di entrarne e uscirne ogni volta che vorrai. fino a quando entrambi ne avremo bisogno. fino a quando entrambi saremo pronti per un altro volo.”
E concludo questo girotondo di dinamiche osservando la mia secondogenita.
Piccola donna che con il suo continuo “entra-esci” dal mio abbraccio mi ha reso ben chiara questa danza continua.
Lei che, lasciata la prima infanzia, sta entrando in una nuova dimensione. Lei che non ancora volata fuori dal nido come il suo fratellone grande, si prepara a quel viaggio giorno dopo giorno. Con continui piccoli saltelli dentro e fuori dal suo spazio. Un po’ sul bordo del nido, un po’ appena fuori, un po’ ben rannicchiata al suo interno. Sta preparando le sue ali. Sta iniziando a preparare i bagagli per le sue avventure future. Deve fare il pieno di sicurezza, conoscenze, competenze ed affetti, per potersi sentire pronta di partire quando toccherà a lei.
Care mamme, permettetevi di vivere dunque ogni fase per quello che è e per quello che dà. Ogni momento è importante. Ogni attimo è propedeutico al successivo. Non saltate le tappe. Non nascondetele. Ma vivetele fino in fondo. Non invertitele. Potrebbe essere pericoloso.
Potrebbe essere pericoloso  “spingere fuori” un neonato dal nido, dal vostro abbraccio semiaperto, in nome di una inesistente precoce autonomia. Così come potrebbe essere pericoloso trattenere in un abbraccio serrato un uccellino ormai troppo grande solo perchè non abbiamo avuto modo di preparare insieme a lui il bagaglio adeguato per affrontare i suoi primi voli.
Osservate i segnali, indagate voi stesse, leggete il bambino che avete davanti... la risposta la abbiamo sotto i nostri occhi!
Buon volo a tutti!

venerdì 25 maggio 2012

Fare Spazio

Quando si hanno due bambini di sesso ed età diversi, l'arrivo del terzo comporta necessariamente dei cambiamenti logistici. La cameretta diventa quindi oggetto di mille dinamiche. Organizzative, psicologiche, emotive. Sistemare, riorganizzare, spostare, modificare. Sono azioni impegnative. 
Per di più in questi giorni il caldo inizia a farsi sentire e il pancione aumenta a dismisura portandosi dietro maggiori difficoltà di movimento e agilità.  Ed è così che mi ritrovo a desiderare di essere Alice nel Paese delle Meraviglie, dove tutto è relativo e tutto si può modificare. Anche le dimensioni delle stanze e del mobilio! Vorrei trasformare il pesantissimo vecchio armadio di 40 anni fa in un piccolissimo armadietto da infilare in tasca e trasportare senza fatica,  senza alcuna confusione, senza lasciare tracce !!(specialmente sul parquet, reso ormai irriconoscibile  per via degli innumerevoli graffi)!

Ma si sa, i bambini portano un certo scompiglio.
Il loro arrivo non è mai in sordina. Quasi mai composto e silenzioso. Sono la Vita che irrompe e che ci spinge ad andare avanti.  Con impeto e forza. Obbligandoci a dei cambiamenti. Ed è così che le modifiche in casa diventano simbolico movimento di apertura e di accoglienza verso il nuovo arrivo.
Fare spazio diventa quindi l'imperativo categorico degli ultimi mesi di gravidanza.
Fare spazio comporta eliminare il vecchio per lasciare spazio al nuovo.
Significa spostare quello che è sempre stato immutato per rendere tutto più funzionale.
Significa rinunciare a qualche elemento ad uso esclusivo personale per metterlo a disposizione di chi arriverà.  Significa cambiare dentro e fuori di sé.

Significare lasciare che il proprio ventre si allarghi, che i fianchi si modellino in modo nuovo, che il corpo faccia spazio alla rapida crescita del bambino dentro di sé.   Ma significa anche dargli uno "spazio mentale". Eliminare vecchie abitudini, vecchi modi di essere, per acquisirne di nuovi. Trovare nuovi equilibri, rendersi più funzionali alla nuova situazione. E significa anche sapersi fermare. Respirare. Meditare. Riflettere.  E cambiare la propria "cameretta mentale" in una cameretta davvero su misura della nuova famiglia!

Purtroppo non mi chiamo Alice e non sono neppure l'ombra della bionda ragazzina del Paese delle Meraviglie! Sono una donna, ormai molto più che ragazzina, e non possiedo nessun biscottino "riduci dimensioni"! Mi tocca quindi faticare per fare scatoloni, liberare vecchi armadi e chiedere aiuto agli uomini di casa per traslocare il vecchio e montare il nuovo!
Già. Alla fatica non si sfugge. Così come non si sottraggono ad essa gli altri figli più grandi, che, disorientati dalla perdita provvisoria dei loro letti e dei loro punti di riferimento, devono fare enorme esercizio di pazienza e di accettazione. 

Proprio come durante un parto.
Proprio come succede sempre nella vita reale.
Una fatica che va semplicemente accettata, attraversata, affrontata. Mettendo in atto tutti gli strumenti che inaspettatamente ci ritroviamo ad avere ed attivando tutte le nostre potenzialità. 
Perché è solo così che il risultato finale sarà davvero eccellente!
Solo affrontando la fatica di un trasloco ci si può regalare una sistemazione migliore.
Solo affrontando i notevoli cambiamenti delle proprie camerette i bambini più grandi iniziano a percorrere  la strada dell'accoglienza serena del fratellino in arrivo.
Ed è solo rendendosi capaci di "fare spazio" in tutti i sensi al nuovo bebè che si inizia davvero ad essere i suoi incredibili genitori!!

lunedì 19 marzo 2012

Donne e Violenza Ostetrica

Prendendo in prestito alcuni scritti di una ostetrica del Melograno prematuramente scomparsa, e dopo una lunga riflessione condivisa con le altre nostre sedi e la sua fondatrice Tiziana Valpiana, ho deciso di condividere il tema anche con voi. Il tema non è dei più semplici, ma considerato il mese di marzo, direi che è assolutamente pertinente.
Abbiamo appena “celebrato” la festa della donna, e senza entrare nel merito di questa stessa, mi addentro invece nel tema della violenza sulle donne. E ancora più in particolare, nel tema della violenza ostetrica.
Sì, avete capito bene.
Violenza sulle donne durante il parto/nascita e immediato dopo parto. Perchè la violenza è cosa sottile e tremenda.
La violenza ostetrica è stata considerata ufficialmente una delle 19 forme di violenza sulle donne all’interno di una famosa legge Venezuelana nel novembre del 2008, e più volte ripresa in documenti di vario tipo. (vedi post successivi)
Con violenza ostetrica si intendono tutte quelle pratiche che in diversi modi minano la sicurezza e la salute fisica di mamma e bambino, nonchè il loro benessere psicologico e mentale. Pratiche spesso scientificamente inutili, non supportate dalle evidenze, o considerate esplicitamente dannose.
Si pensi alle visite inutili in travaglio ogni ora e da più operatori quando l’O.M.S. parla di controlli, se necessari ogni 4 ore;  alle episiotomie che non dovrebbero essere più del 10/15 % e che invece vengono eseguite al 60 /70% delle donne con gravi ripercussioni sulla loro vita sessuale futura; alla  manovra di Kristeller  che potrebbe essere tollerata per non più del 3/4%  dei casi, mentre invece viene praticata di routine nelle sale parto, (pratica che andrebbe abolita per i gravi rischi che possono conseguirne alla madre e al bambino, dei quali quello minore è la rottura delle costole materne); alla dilatazione manuale; al taglio cesareo che aumenta di quattro volte rispetto al parto spontaneo il rischio di morte materna.
Ma si pensi anche solo alla limitazione di muoversi o di assumere cibo e bevande, all’obbligo di rimanere sole in ambienti sconosciuti senza il conforto di una persona scelta dalla donna stessa ( al sud questo è frequentissimo); al non poter tenere sempre con sé il proprio bambino; al consenso informato firmato appena si entra in ospedale che dà la facoltà al medico di fare ciò che vuole e lo mette al riparo dalle denunce; alla mancanza di informazioni statistiche accurate su ciò che si fa nell’ospedale incluse le quantità degli interventi ed i risultati...
Sembra assurdo considerare tutto questo una violenza, eppure le tante donne che ho incontrato in questi anni denunciano troppo spesso questo “sentire”.
Nessuna forse avrebbe mai la forza di denunciare un ospedale per violenza subita, ma molte, troppe, raccontano in sede privata un dolore mai sopito. Una ferita mai chiusa. Una lacerazione interiore che nessuna cicatrice fisica può considerare guarita.
I racconti evidenziano una realtà molto più drammatica di quello che si pensa. Le conseguenze di questi vissuti sono molteplici e duraturi. Molto più spesso di quanto si sappia, sono anche all’origine di tante separazioni di coppia e di depressioni post partum.
E i numeri sono molto più alti di quello che si immagina. In ogni parte del mondo.

Per il momento non aggiungo altre parole, ma vi invito a prendere visione dei post successivi e dei video in essi indicati.

Donne e Non Violenza


Nel 2007 Il Movimento Non Violento  a nome di Tiziana Valpiana, sottoscriveva una mozione in difesa della donna contro la violenza ostetrica. Il tema è stato ripreso anche in parlamento, anche se non si sono ancora raggiunti gli obiettivi di tutela che ci si era posti.
Questo commovente filmato girato da alcune ostetriche bergamasche negli ospedali italiani illustra questa mozione e... ci apre i cuori e la mente!
condividetelo!   lo trovate nel nostro canale youtube col nome "parto e nascita senza violenza" http://www.youtube.com/user/melogranomilanosud 

Venezuela e Italia


Legge contro la violenza ostetrica in Venezuela. 25 novembre 2008

VENEZUELA Diritto ad una vita libera dalla violenzaIl 25 novembre  l'Assemblea Nazionale della Repubblica Bolivariana di Venezuela ha approvato all'unanimità una Legge Quadro sul diritto delle donne a  vivere una vita senza violenza. Alla seduta hanno partecipato più di  4000 donne di tutti i settori sociali e politici.Questa legge, che è stata approvata proprio nella giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne, identifica 19 forme di violenza contro le donne: psicologica, fisica, domestica, sessuale, lavorativa, patrimoniale ed economica, ostetrica, istituzionale, simbolica; inoltre la sterilizzazione forzata, il traffico e la tratta, le molestie, lo stupro, la prostituzione forzata, la schiavitù sessuale. Nella norma si stabiliscono meccanismi per rendere effettivo l'esercizio dei diritti umani delle donne e, in materia processuale, si stabilisce la creazione di organi specializzati nella giustizia di genere come i Tribunali della Violenza contro le donne. L'abuso sessuale nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli studi medici sarà punito con una pena che va da 1 a 3 anni di carcere; il traffico e la tratta con una pena che va da 15 a 20 anni.La legge identifica inoltre la violenza ostetrica, definendola come una situazione in cui la donna non è curata opportunamente ed efficacemente; è obbligata a partorire in posizione supina e le viene negata la possibilità di vedere il suo bambino appena nato; viene alterato il procedimento normale del parto e viene praticato un cesareo inutile. Con la nuova legge questo tipo di maltrattamento sarà considerato un reato e sarà multato con una sanzione che va da 3.230 a 6.241 dollari e con l'apertura di un procedimento disciplinare a carico del medico. Malgrado le forti pressioni contrarie messe in atto da alcuni mezzi di comunicazione e da alcuni settori della società, l'Assemblea Nazionale ha approvato questa legge con il grande appoggio di donne delle organizzazioni politiche, accademiche e professionali. Fonte Adital (www.adital.com.br)

Un solo commento: e meno male che l’Italia dovrebbe essere uno dei “grandi paesi del mondo”! Ma finiamola con queste baggianate! Il nostro povero paese sta crollando sotto tutti i fronti e il modo in cui una donna è trattata durante il suo percorso nascita è indicativo di un intera cultura!

Poster "i Diritti delle Donne"


Vi riporto per intero questo documento invitandovi a visionare anche il video ad esso relativo nel nostro nuovo canale youtube   http://www.youtube.com/user/melogranomilanosud
E’ un video intenso, ma utilissimo per risvegliare le nostre coscienze assopite!


sabato 10 marzo 2012

Un Video per la Tua Attesa



Abbiamo il piacere di segnalarvi un bellissimo e utile dvd sulla gestione della      gravidanza e la preparazione al parto, realizzato dal Melograno in collaborazione  con ARS MEDICA. Un DVD piacevole, che si può' visionare tutto insieme oppure  vederlo a "pezzi" a seconda della tematica che più vi interessa.  Allegato trovate un  opuscolo con consigli,  tutele normative e  buone abitudini per affrontare la  gravidanza in tutta salute.
In vendita a 15 euro. Richiedilo alla segreteria, vi daremo tutte le info  necessarie per poterlo ricevere comodamente a casa tua. (info.melograno@gmail.com)

venerdì 9 marzo 2012

Parto e Maternage: confronto tra donne e culture



In occasione dell'iniziativa REGALIAMOCI LA DIVERSITA'organizzata dal  Comune di Rozzano(MI)  in collaborazione con la Consulta Multietnica  presso la Biblioteca Civica, Il Melograno presenterà un interessante video  sull'importanza del momento della gestazione, sulla gestione attiva e  consapevole del proprio parto, e più in generale sulle pratiche di  accudimento naturale dall'allattamento, al massaggio, al cosleeping...
Il video lancerà la discussione sul confronto delle pratiche di  parto e maternage nelle diverse le culture. La presenza delle donne  straniere renderà vivo e interessante questo incontro stimolandoci una  profonda riflessione sul nostro modo di approcciare la maternità.
INIZIATIVA BELLISSIMA DA PREMIARE CON LA VOSTRA  PRESENZA!
ingresso libero, il 24 MARZO alle ore 15.30 presso la biblioteca degli adulti a Rozzano (mi). Nella attigua biblioteca dei ragazzi sarà possibile iscrivere i propri bambini ai laboratori del sabato pomeriggio, così da poter seguire il dibattito con maggiore libertà.

mercoledì 8 febbraio 2012

Caos e Vita

La mia casa...  in questo momento eviterei di invitarvi!
Appeso ad una parete del salotto trovereste un delizioso manufatto in decupage dove trionfa la rassicurante scritta “le mamme buone hanno pavimenti sporchi e bimbi felici!”, frase che rileggo e ripenso ogni volta che mi aggiro sconsolata nei meandri polverosi della mia casa. Altrochè bimbi felici! I pavimenti sono sporchi e i bambini assolutamente trasandati. Nessuna scusante, nessuna aura da “buona mamma”. Semplicemente il caos!
Sì. direi che “caos” è la parola che più si addice a questo momento alla mia vita e alla mia casa.
Caos inteso come “situazione primordiale/origine del tutto”... e come tale... “energia pura”: travolgente, confusa, potente, trasformante! Ed ecco perchè i pavimenti restano sporchi.
Quando c’è in atto un evento dalla tale portata, quasi di uragano che ti sconquassa, è quantomeno poco furbo lavare il pavimento. Non è il momento. La potenza del caos è ancora ampiamente in atto, se pulisco ora, un attimo dopo tutto è ancora sporco e rischio solo una disperata inutile contrapposizione a quell’energia alla quale invece è più utile abbandonarsi. Lasciarsi prendere, lasciarsi cullare dal suo vento potente e lasciarsi trasportare in nuove dimensioni. Serenamente. 
Ebbene sì. Sono di nuovo incinta.
Terzo figlio, alla soglia dei quaranta. Desiderato, pensato, cercato. E arrivato immediatamente.  Quasi come un lampo, un guizzo. Giusto il tempo di pronunciare ancora una volta il mio “Sì alla Vita” ... ed eccolo tra noi. Il nostro minuscolo, potentissimo generatore di Caos!!
Ed è così che il Caos dentro di me lavora, lavora, si fa strada, cresce, sconquassa. Come giustamente deve fare ogni nuova creatura, ogni nuova forza generatrice. E dato che la Natura spesso sa essere molto intensa, e io stessa lo sono sempre stata, ecco che il mio piccolo Caos, senza nulla di poetico o delicato, si materializza... in vomito. Solo e soltanto vomito.
E quella tremenda sensazione di attorcigliamento di budella che ti crea un terremoto interiore ogni mezz’ora, che appena cerchi di respirare un momento ti riconduce rapidamente nell’interno del tuo stomaco e ti richiama bruscamente all’ordine ricordandoti che dentro di te c’è la Vita!
Sì. Una nuova vita. Una Vita diversa dalla mia. Un corpo estraneo al mio. Ma inevitabilmente mescolato con il mio, con il mio sangue e i miei pensieri. Una vita che esiste immediatamente, un attimo dopo che l’hai solo pensata, e che è già lì a lavorare dentro di te. Ed ecco il Caos. Il Caos Primordiale che vuole trovare una forma, uno spazio, un ordine tutto suo.
E che, nella sua ricerca, tutto scombussola, tutto cambia, tutto trasforma: il mio corpo, i miei pavimenti, la mia famiglia.
E’ quasi una magia.
Una magia che accade ogni volta, e ogni volta mi coglie di sorpresa ed ingenuamente mi stupisce!
La consapevolezza dei cambiamenti che porta una nuova vita sono ben presenti dentro di me. Ovvio. Ho studiato per anni le dinamiche familiari, le ho vissute in prima persona, le ho accolte e osservate in tutte le donne che hanno attraversato le vie del Melograno.  Ma ogni volta è sempre potente.
Ogni volta è una novità. Tu sei diversa, le circostanze sono diverse, le persone e l’ambiente che ti circondano sono diversi.
Ed ogni volta è un nuovo lavoro.
Magica meraviglia è la gravidanza!
Mentre il tuo corpo e quello di tuo figlio si modificano giorno per giorno, anche la tua vita si modifica. Non sempre la trasformazione va nella direzione che pensavi tu, che ti aspettavi. Anzi. Quasi mai. Altrimenti che senso avrebbe? La vita sarebbe statica, nessuna opportunità di crescita, nessun evento di rinnovamento. Nessuna evoluzione.
Questa è una lezione che ho imparato molti anni fa, alla prima gravidanza:  “i figli non sono figli tuoi, ma sono figli della stessa Vita...” 
E anche la gravidanza non è “cosa tua”. 
Non sei tu che dirigi il gioco, non è un evento che puoi modificare, indirizzare.
Puoi solo accoglierla, accompagnarla, viverla.
Così come ogni nuova vita.
Non ti appartiene. Non la scegli come la vuoi tu, non la “plasmi” come ti fa più comodo. Bensì la devi solo accettare, accogliere, amare. Senza limiti, senza confini, senza compromessi.
E quando la Vita cresce e i figli diventano grandi questa consapevolezza cresce con te. Ogni giorno sempre di più. E ti accorgi che ciò che desideravi bruno è invece biondo, che ciò che pensavi essere rosa è invece azzurro, e che ciò che avevi deciso programmato immaginato è invece completamente stravolto, imprevisto, inaspettato.
E l’unica cosa che puoi fare è decidere come affrontare tutto questo, come vivere la tua gravidanza, il tuo parto, la tua genitorialità, e trovare la giusta consapevolezza.
Quella consapevolezza che ti fa vedere la vita e la gravidanza per quella che è, che ti fa accogliere la vita così come si presenta, che ti fa accettare, vivere e amare ogni tuo figlio, ogni sua espressione, ogni sua scelta. Quella consapevolezza immensa, profonda, serena, che ti fa guardare dentro le tue budella e ti sorprende a sorridere dei suoi attorcigliamenti! Che ti fa guardare allo specchio e nel restituirti un’immagine trasfigurata di te stessa, ti fa sembrare ancora più vera, ancora più donna. Una consapevolezza che ti fa leggere il Caos  improvviso non come una confusione deleteria, ma come una potente energia portatrice di Vita e di Amore!
Ed è così che il Caos si trasforma in Allegria, in Vitalità, in Musica!
E i pavimenti sporchi si trasfigurano in strade polverose di un intenso pellegrinaggio verso la Cattedrale della Vita, e gli altri tuoi figli apparentemente trascurati mostrano invece le loro giovani Vite impegnate nel frenetico lavorìo del diventare improvvisamente più grandi e maturi.... 
E piano piano tutto ritrova un Ordine.
E il Caos lascia semplicemente posto alla Vita.
Silvia